Dal primo gennaio decorrerà l’obbligo della presenza in ogni impianto sportivo di un defibrillatore e del personale istruito all’uso. La ratio della norma è evidente: il legislatore italiano vuole fornire tutto il nostro territorio di queste apparecchiature che in molti casi permetterebbero di salvare vite umane.
Comunque la pensiamo, di qualunque credo politico siamo, non c’è dubbio che dobbiamo considerare in senso positivo questa norma.
Certamente il costo iniziale dell’apparecchio, la manutenzione periodica, e i corsi per formare il personale rappresentano un investimento importante, soprattutto per le Associazioni Dilettantistiche di base che hanno come unico motore la passione di pochi e come unico scopo, la volontà di permettere a molti ragazzi di praticare sport.
Forse è proprio pensando a queste piccole società ( che non vincono campionati italiani e che non si possono permettere il lusso di una foresteria…perchè siamo tutti dilettanti ma forse qualcuno di più e qualcuno di meno ) che il legislatore ha inserito nella norma queste poche parole: “Le società singole o associate possono demandare l’onere della dotazione e della manutenzione del defibrillatore semiautomatico al gestore dell’impianto attraverso un accordo che definisca anche le responsabilità in ordine all’uso e alla gestione.”
Per fortuna ci siamo detti tutti, per fortuna il legislatore ha pensato a noi piccoli e ci ha dato la possibilità di rivolgerci a chi è proprietario dell’impianto o lo gestisce vale a dire Comune, Provincia o privato che sia . E invece no !
Alleghiamo di seguito le comunicazioni ricevute dal comune di Castelgomberto e da quello di Valdagno. Sono interessanti le prime righe della comunicazione del Comune di Castelgomberto (“…..per adempiere alle recenti disposioni legislative…”), dunque per rispettare la legge. L’Amministrazione Comunale di Valdagno invece dà un’interpretazione opposta e scarica l’obbligo sulle singole società, grandi o piccole che siano ……..
